Nico, 1988 – Incontro con Susanna Nicchiarelli

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Il 9 ottobre si è svolta a Roma, presso la Casa del Cinema l’anteprima stampa di “Nico, 1988” film di Susanna Nicchiarelli, che ha vinto la sezione Orizzonti all’ultima mostra del cinema di Venezia. Di seguito riportiamo le dichiarazioni della regista durante la conferenza stampa, tenutasi dopo la proiezione.

Christa Paffgen, in arte Nico

La scoperta di Nico, avviene grazie ai Velvet Underground e al loro primo disco (quello con la banana in copertina per intenderci), realizzato in collaborazione con l’artista tedesca, ma l’idea del film nasce in seguito all’approfondimento della sua biografia ed in particolare dopo la fine di quel sodalizio che le aveva portato fama e notorietà. Sono rimasta affascinata di come quella separazione, abbia rappresentato la sua rinascita in senso artistico, ma soprattutto umano. Ha ritrovato se stessa liberandosi della sua ingombrante bellezza, vivendo al di fuori del successo e componendo la sua musica. Da qui la necessità di raccontare gli anni più felici della sua vita. Per il ruolo di protagonista, ho volutamente scelto Trine Dyrholm, che oltre ad essere un’attrice straordinaria è anche cantante e musicista di notevole livello (come si può notare all’interno del film, dove interpreta tutte le canzoni). M’interessava soprattutto un’attrice, che non avesse particolare somiglianza fisica con l’originale, perché ciò che volevo creare era la “mia” Nico, quella più autentica, che non aveva niente a che vedere con lo status di icona che l’aveva sempre contraddistinta. Il film, un road movie in lingua inglese, racconta gli ultimi anni della sua vita in giro per l’Europa e questo ha richiesto la coproduzione con l’estero, tanto che lo possiamo definire un film italiano che parla europeo.

L’infanzia

E’ uno dei temi principali. La guerra, la miseria, le devastazioni segneranno per sempre il suo destino, creandole un conflitto insanabile con le sue origini. Non riuscirà mai a scrollarsi di dosso il peso di essere tedesca. L’infanzia è un tema ricorrente nei miei film, perché è il periodo dove i sogni prendono vita e dove si pensa che tutto sia possibile. Nico ha dichiarato che il suo più grande rimpianto è non essere nata uomo, e molti atteggiamenti, dal suo modo di camminare al modo di esprimersi vanno in questa direzione. Un po’ come Luciana in “Cosmonauta” a cui non interessava semplicemente andare nello spazio, ma diventare una vera e propria astronauta. Assaporare la libertà di svegliarsi ed essere quello che si è. Ci sono vari momenti nella storia del suo ritorno al passato, proprio perché i sogni iniziano e finiscono nei luoghi della nostra infanzia. Anche la ricerca ossessiva di quel suono che ascolta durante la distruzione di Berlino è un qualcosa che la lega alla sua innocenza di bambina.

Gli anni ‘80

Ho voluto raccontare la storia di Nico attraverso la musica di quegli anni e con la direttrice della fotografia abbiamo lavorato cercando di ricreare delle immagini che avessero un look specifico. Da qui la scelta di un formato quadrato e non panoramico, che ingabbia i personaggi in un’epoca senza trovargli collocazione e la bassa qualità video con colori tipici di quel periodo. Anche tra le canzoni, ho voluto inserire “Big Japan” degli Alphaville, un testo che parla di eroina, dell’essere famoso e di come sia difficile sopravvivere alla notorietà.

(Laura Pozzi)

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