IT. E Tu di cosa hai paura?

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Derry, una cittadina periferica del Maine, a nordest degli Stati Uniti. Corre l’anno 1988. È settembre ed è una fredda e umida giornata di pioggia.  Una via deserta, in giro non c’è anima viva. Mentre le strade si allagano, Bill e il piccolo Georgie costruiscono una barchetta di carta. Per non farla affondare serve della cera. Ma la cera si trova in cantina e lì è buio. Il piccolo Georgie scende, uno scalino alla volta, un respiro dopo l’altro. Sente qualcosa… è solo l’odore della paura, solo frutto della sua fantasia. O forse no. Finalmente la barchetta è pronta a salpare sulle strade allagate della città. Stivali da pioggia e impermeabile giallo: Georgie è pronto. La pioggia è incessante e la barchetta corre veloce sull’acqua. E lui corre, corre sempre più veloce. Non vuole, non può perderla di vista. Non importa dove andrà a finire. Il piccolo Georgie pensa solo che deve correre sempre più veloce per inseguire quella barchetta. Ma la corrente cambia bruscamente. E la barchetta viene spazzata via, giù in un condotto fognario… C’è qualcuno però che ha preso la barchetta, Georgie la scorge nelle tenebre. C’è qualcuno. Non si parla con gli sconosciuti, lui lo sa, ma quel giocattolo è troppo importante. Bill si arrabbierà. Lì sotto qualcosa si muove, tiene in mano la barchetta. Un naso rosso, una faccia buffa, due occhi continuano a fissarlo. Una risata rumorosa, familiare, inquietante…

locandina IT.jpgE il resto è storia. Sapete tutti come continua e come va a finire. Questo era solo un timido e claudicante tentativo di descrivervi la prima scena del film. Una resa filmica, questa, mediocre specialmente per chi avrà letto il romanzo del Re – perdonate la traduzione italiana, ma nella letteratura horror, capirete, risulta quanto mai azzeccata! L’omonimo romanzo di Stephen King uscì nel 1986 e da allora Pennywise il Pagliaccio Ballerino è stato l’incubo di adulti e bambini. Difficile che qualcuno, oggi, non abbia paura dei clown. A interpretare il ruolo del cattivo è Bill Skarsgård attualmente impegnato in Castle Rock, serie horror ideata da J.J. Abrams e Stephen King. Ma forse l’avrete già visto in Allegiant. In ogni caso, una buona interpretazione.

In due ore e un quarto di film, comunque, c’è poca suspense ma molti dettagli sui personaggi: sette adolescenti che si autodefiniscono il Club dei Perdenti, ognuno con la propria paura e tutti ugualmente alle prese con il periodo critico dello sviluppo. L’amicizia è il fil rouge che coinvolge più d’ogni altra cosa lo spettatore. Il regista Andy Muschietti afferma “I perdenti trovano la forza restando uniti, ed è interessante osservare come le dinamiche del gruppo cambiano nel corso del film – alternando ruoli di comando e posizioni di forza. Ognuno di loro ha il suo momento”.  

Un altro punto a favore potrebbe essere il fatto che le situazioni familiari, talvolta molto delicate (padri autoritari e stupratori ad esempio), non risultano troppo indigeste e sono smorzate da quel “te lo faccio capire, non serve fartelo vedere”. Chiedo venia ai lettori per questi appunti poco tecnici e dettagliati su trama e personaggi, ma siamo di fronte a un romanzo che ha fatto la sua storia, ha ottenuto fin da subito un grandissimo successo ed è difficile che nel 2017 un film del genere possa superare le aspettative. Non abbiatene troppe: solo così potrete apprezzarlo sul grande schermo. Le musiche ad esempio dirette da Benjamin Wallfisch sono azzeccate anche se il repertorio non è molto originale: dai The Cult ai New Kids on the Block fino ai The Cure.

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Alcune scene splatter risultano divertenti se non addirittura esilaranti. Ecco un consiglio spassionato: la visione del film è perfetta per un primo appuntamento dove l’effetto sorpresa tipico del cinema horror farà balzare dalle poltroncine anche i più impavidi creando così romantiche situazioni di intreccio-mani e braccia (toglierebbe diciamo così quell’imbarazzo iniziale del “ci provo o non ci provo”). Ironia a parte, la visione del film ben si addice a una serata con gli amici sia per la generazione che ha vissuto gli anni ’80 per trascorrere una sorta di revival, sia per i più giovani che sono cresciuti con l’ombra di Pennywise e la sua agghiacciante canzoncina “Oranges and Lemons” che suona così: “Here comes a candle to light you to bed / And here comes a choppe to chop off your head!”. Se non avete letto il libro, è ora di conoscere da vicino il clown che ha spaventato intere generazioni prima. La riflessione post film più suggestiva è che nessuno di noi smetterà di avere paura. C’è sempre quella voce interiore, uno scheletro nascosto, una paura che di giorno è silente e quando siamo soli a volte ci fa rabbrividire. Può essere qualsiasi cosa e pur tenendola a bada, razionalizzando certe fantasie che da bambini ci spaventavano da morire,  ci sono paure inconsce che non ci abbandoneranno mai. Ognuno di noi sa che cos’è. Magari prenderà forma nel prossimo capitolo di It.

E voi, di cosa avete paura?

(Gabriella Zullo)

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