Il piacere degli occhi: Loving Vincent

loving-vincent-1.jpg

Vincent Van Gogh non ha certo bisogno di presentazioni e probabilmente in virtù di tanto genio, non ha mai ricevuto un omaggio, cinematograficamente parlando, pari alla sua grandezza. La pittrice polacca Dorota Kobiela e il regista inglese Hugh Welchman, hanno pensato bene di colmare la lacuna, sposando un’idea intrigante ed originale, che dopo sei lunghi anni di lavorazione ha prodotto un’opera mai vista sul grande schermo.

Qualsiasi soggetto ritratto dal celebre pittore, che tratti di persone, paesaggi o nature morte sembra vivere al di fuori della tela. Questa peculiarità ha contribuito in modo determinante alla realizzazione di un film d’animazione interamente dipinto. Ma cosa significa ciò? Significa che ogni singolo fotogramma, grazie alla perfetta fusione tra pittura, cinema e tecnologia è stato prima recitato da attori in carne ed ossa, poi riportato a dipinto e in ultimo riprodotto su tela.

loving vincent 3.jpg

Detto così può apparire difficilmente fruibile, ma il risultato finale, si traduce in un’esperienza visiva senza precedenti, capace di coinvolgere e appassionare anche chi è interessato poco o niente all’artista olandese. Anche perché la pellicola non si limita a riprodurre le sue opere, ma ci costruisce sopra una storia tinta di giallo.

Siamo in Francia, nell’estate del 1891, (un anno dopo l’inspiegabile morte di Vincent), Armand Roulin, un giovane annoiato e dalle scarse attrattive, viene incaricato dal padre postino di consegnare una lettera a mano a Theo Van Gogh che nel frattempo si è tolto la vita. L’insolito viaggio, condurrà Armand sulle tracce del pittore introducendolo nei luoghi vissuti prima della morte e portandolo a conoscenza del mistero che aleggia intorno alla sua fine. Gli eventi lo trasformeranno in un detective sempre più coinvolto e affascinato da un enigma, che malgrado le varie testimonianze di chi lo ha conosciuto non troverà soluzione.

Nel corso dell’indagine, avrà modo di tracciare un ritratto d’ uomo solo e tormentato, totalmente ossessionato dalla sua arte. Le immagini proposte, sono un vero piacere per occhi e intelletto, perché oltre a stimolare la nostra cultura sull’artista (di cui vengono riproposti circa centoventi quadri), regalano una visione dal forte impatto emotivo. E’ impossibile non restare abbagliati da quelle pennellate di colore che prendono vita fluttuando nello spazio. Un appuntamento imperdibile, da tenere a mente perché sarà nelle sale per soli tre giorni: 16- 17 e 18 ottobre.

(Laura Pozzi)

Rispondi