Profumo da Oscar: A ciambra

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Si è conclusa lo scorso 20 luglio la dodicesima edizione di “Bimbi belli”, l’interessante rassegna finalizzata a valorizzare i giovani esordienti del cinema italiano, ideata e condotta da Nanni Moretti che grazie al voto di una giuria popolare ha decretato come vincitore per miglior film “Mediterranea” inedito esordio passato praticamente inosservato nel 2015, firmato dal giovane  italo americano Jonas Carpignano.

Il nome di questo vivace e spigliato regista non diceva molto almeno fino a qualche giorno fa, quando con non poca sorpresa la sua seconda opera “A ciambra” è stata scelta a rappresentare l’Italia ai prossimi premi Oscar. Ancora non sappiamo se Jonas otterrà o meno la nomination e avrà l’onore di partecipare alla notte delle stelle, ma già questo riconoscimento rappresenta un notevole traguardo. Il suo talento è davvero fuori discussione, se è  riuscito a convincere un certo Martin Scorsese a sostenere la causa e indossare le vesti di produttore esecutivo.

locandinaCarpignano focalizza l’attenzione sulla comunità rom denominata A ciambra, che vive a Gioia Tauro  e che conosce  bene avendoci vissuto per molto tempo. Osserva con occhio clinico, ma mai invadente la vita ai margini e senza regole di Pio un quattordicenne condannato a crescere troppo in fretta, che insieme ai suoi parenti cerca di far quadrare i conti ad una vita senza troppe aspettative. Seguendo le orme del padre e del fratello più grande, si trova di colpo dopo l’arresto di quest’ultimi a prendere in mano le redini della famiglia. Pio oltre a farsi carico dei suoi familiari, si fa carico dell’intero film, che il regista affida ciecamente al suo talento, rendendolo vivo e disperato e facendolo uscire dai canoni del documentario.

Tenendo fede alla tradizione neorealista, il pedinamento di Pio, risulta alla fine vincente perché il regista, ci porta a conoscenza di una realtà, di cui spesso sentiamo parlare, ma di cui conosciamo ben poco e questo rappresenta senza dubbio il suo valore aggiunto. Con perfetta padronanza di chi conosce bene la materia, fa emergere attraverso una regia attenta e sicura una realtà che sarebbe errato dare per scontata e che ormai fa parte della nostra quotidianità.

Si può pensarla come si vuole, ma il merito maggiore del film è proprio quello di riportare alla luce ciò che normalmente fa comodo nascondere sotto il tappeto. Un cinema verità che Carpignano ha saputo sapientemente  costruire insieme alla comunità, mettendosi al servizio dei loro usi e costumi, annullando qualsiasi proposito di superiorità o spietato giudizio, ma condividendo con loro uno sguardo neutro e il più fedele  possibile alla realtà. Anche quando Pio nel momento più toccante del film è costretto in nome della famiglia, a tradire il suo amico africano.

Sì perché “A ciambra”, non è semplicemente una storia di rom, ma anche e sopratutto una storia di delicati equilibri tra etnie diverse che sembra reggersi su fili sottilissimi. L’unico dubbio misto a curiosità riguardante questo promettente regista è quello di vederlo cimentarsi in una storia che abbandoni tematiche sociali a favore di qualcosa più dichiaratamente fiction. Ma il talento c’è e al momento limitiamoci a tifare per lui e al raggiungimento della fatidica statuetta made in Usa.

(Laura Pozzi)

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