Ultimo piano (o porno totale)

ULTIMO_PIANO_

Francesco D’Isa è l’autore di “Ultimo piano (o porno totale), Imprimatur edizioni 2015.

Narrazione atipica nel senso migliore del significato è la sua che tratteggia a mestiere, da artista totale e senza transfert manieristici, personaggi liquidi e chirurgicamente carnali che popolano una microsocietà stipata in piani, degna del miglior pessimismo alla Baumann fino a raggiungere la vetta, l’ultimo piano del potere temporale dove si consuma l’orgasmo totale, intensissimo e virale.

E con esso si abbatte la conseguente sciagura dovuta alla deprivazione della capacità di procreare, obolo obbligato da versare per il raggiungimento del piacere totale.

Cosa dire di uno spartito in parole, congegnato secondo regole algebriche e di una trama offuscata dalla fisiologica malinconia mitteleuropea, resa ancora più rarefatta dal grigiore di una Varsavia cuore del regime? D’Isa ha delle intuizioni potenti ed è un profondo conoscitore dei travagli interiori.

Probabilmente il suo intento è più dissacrante ed ironico di quello che noi lettori tendiamo ad idealizzare, fuorviati dalle ideologie sociologiche e dalle leggi economiche che regolano il desiderio e l’uso/abuso del corpo alla continua ricerca della relazione Eros-Thanathos. Questa ultima istanza, in questo caso, potrebbe estinguere la vitalità dell’atto erotico fino a sublimarlo come indipendente dalla potenzialità riproduttiva: una delle tante interpretazioni che potrebbe affiancare atteggiamenti psicoanalitici meno freudiani, altre ancora imbevute dalla consueta morale di ritorno o dall’ennesima visione rassegnata dal nuovo nichilismo.

I protagonisti del romanzo sono addetti all’industria del porno, cristallizzati nella loro assenza di tipicità per renderli permeabili all’osservazione. Esseri privati temporaneamente dal Super-Io che esercitano in un’arena circoscritta la facoltà di esseri anti-sociali privati dalle caratteristiche conformiste e etiche di piacevolezza ed empatia. Sorprende la classe stilistica da letteratura autentica, l’assenza di verbosità e la ricercatezza naturale della cifra narrativa.

Lo scrittore qui è demiurgo e mago nel condurre la narrazione, di fattura superiore, verso un livello di assoluta estraneità dalla prosaicità delle situazioni. Artista completo e poliedrico, conferma la valenza etica ed estetica dell’Arte, capace di produrre trasmutazioni chimiche e mutamenti di stato quando è autenticamente vissuta.

“Tutti i ragazzi molto intelligenti sono depravati” esordisce D’Isa citando Nabokov, e qui lo scrittore-pittore-artista rivela la straordinaria capacità di creare connessioni e aprire voragini, esplorare gli inferi certo di trovare paesaggi di smisurata bellezza.

La conoscenza è visione ed eclissi.

(Antonia Rizzo)

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