Il realismo magico di Marquez, Cent’anni di solitudine

gabriel garcia marquez.jpgCent’anni di solitudine ebbe un successo così strepitoso da diventare il termine di paragone delle altre opere di Gabriel Garcìa Marquez, che a loro volta vengono tutt’ora lette come un’anticipazione o un prolungamento del capolavoro; l’opera permise inoltre a Gabriel Garcìa Màrquez di diventare non solo uno scrittore di successo, ma di partecipare al boom letterario latinoamericano insieme ai romanzieri Mario Vargas Liosa, Julio Cortàzar e Carlos Fuentes. Garcia giustifica con questa frase l’incapacità dei libri precedenti di ottenere un’analoga fortuna: –Ho sempre creduto che il cinema, con il suo tremendo potere visivo, fosse il mezzo di espressione perfetto. Tutti i miei libri precedenti a Cent’anni di solitudine sono come intorpiditi da questa certezza.– Nonostante lo straordinario ed immediato successo del romanzo, il Nobel per la letteratura arrivò decenni più tardi, nel 1982.

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Il libro di Màrquez riesce a scardinarsi da ogni sorta di folclore, testimonianza naturalistica di maniera e dalla denuncia politica fine a se stessa per raccogliere in un solo romanzo i valori e l’immaginario della Colombia e dell’intero continente sudamericano, in cui il suo popolo e le nazioni vicine potessero riconoscersi e con cui fosse possibile raccontare il Sudamerica al resto del mondo.

Il 1967, anno di pubblicazione del romanzo, fu un periodo particolarmente fortuito per pubblicare un opera politicamente impegnata. Il ’68 era infatti alle porte, così la nuova generazione di rivoluzionari e la società in subbuglio non aspettavano altro che trovare un’opera letteraria in cui specchiarsi. Garcìa Marquez era un attivo sostenitore del regime cubano e fu per lunghi anni sostenitore del sistema sovietico e il suo libro venne letto in chiave politica da molti. L’autore risponderà: “Credo che il dovere rivoluzionario dello scrittore sia scrivere bene […] Il romanzo ideale è un romanzo assolutamente libero, che non solo inquieta per il suo contenuto politico e sociale, ma anche per il suo potere di penetrazione nella realtà; e meglio ancora se è capace di rivoltare la realtà per mostrarne il rovescio”.

Luis Borges scriverà del romanzo: “Si tratta di un libro originale, al di sopra di ogni scuola, di ogni stile e privo di antenati”, ma è evidente che Gabriel Garcia Marquez si lasciò influenzare da Faulkner, Kafka, Juan Rulfo, Virginia Woolf, Hemingway, Greene e Sofocle. L’opera viene inquadrata nel Modernismo e nel movimento letterario legato alla rivista cubana Vanguardia.

Lo stile della scrittura è semplice e favolistico, la narrazione veloce e ricca di avvenimenti. Ispirandosi alla tecnica dello scrittore argentino Jeorge Louisorges, che scrisse Il giardino dei sentieri che si biforcano, l’autore non narra i fatti in ordine cronologico ma inserisce numerose cornici temporali, analessi e prolessi, come il celebre incipit: “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.” Tale scelta stilistica rende il tempo del racconto estremamente remoto, quasi epico.

Un altro elemento che accomuna Cent’anni di solitudine al boom latinoamericano degli anni ’60 e ’70 è il realismo magico, un filone letterario in cui gli elementi magici appaiono in un contesto realistico in cui non mancano eventi storici e scene appartenenti alla sfera quotidiana, senza suscitare scandalo o scetticismo nei personaggi. Le vicende sovrannaturali accadute ai membri della famiglia Buendìa permisero all’autore di inserire nel racconto alcuni miti e leggende locali. Tra i numerosi eventi magici ricordiamo l’apparizione del fantasma del defunto Prudencio Aguilar, la levitazione di padre Nicanor Reyna, la preveggenza del colonnello Aureliano, il fantasma di Melaquiades, l’ascensione al cielo di Remedios La Bella, l’apparizione dell’Ebreo Errante, il diluvio della durata di quattro anni. E’ molto probabile che queste storie furono ispirate ai racconti fantastici della nonna dell’autore.

L’artista è un abile prestigiatore nell’alternare elementi fantastici al quotidiano, così i personaggi della storia agiscono sullo stesso palcoscenico dei fantasmi e degli incantesimi e interagiscono tra l’oro in un’atmosfera che rasenta la mitologia. Quando i personaggi entrano in contatto con il divino, anziché soprendersi o spaventarsi, interagiscono in tutta calma, sentendosi perfettamente a proprio agio.

E’ curioso notare come molti personaggi di Cent’anni di solitudine portino i nomi di amici e famigliari dell’autore, è il caso di Màrquez, Gabriel (nipote del colonnello liberale Nicolàs Màrquez Mejia, proprio come il personaggio fittizio Gabriel è nipote del colonnello Gerineldo Màrquez), Iguàran e Cotes. La madre di Marquez ispirò inoltre il personaggio di Ursula. La malattia dell’insonnia che annulla i ricordi, oltre ad essere una critica all’America Latina che ha dimenticato il proprio passato, è un riferirmento all’Alzheimer, una malattia purtroppo molto diffusa nella famiglia Màrquez.

Nell’opera sono presenti numerosi riferimenti all’alchimia e all’esoterismo, un gioco letterario strutturalista di significati e numerose tematiche psicoanalitiche, come quella dell’incesto. Quest’ultima non sarebbe soltanto un evidente riferimento al complesso d’Edipo, ma anche una causa della distruzione della stirpe inevitabile per una famiglia e un paese rinchiuso in se stesso. Sono stati inoltre rilevati degli archetipi antropologici junghiani e dei simboli di amore e di morte.

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