Il secondo giro di giostra, di Maria Elena Ferro

ilsecondogirodigiostraApri questo libro e sei investito dalla tensione crescente di un certo erotismo femminile – finora ignoto a me, e immagino alla moltitudine del genere maschile”, scrive Vittorio Feltri nella prefazione del romanzo. Ed è proprio questo il punto. L’erotismo femminile ignoto agli uomini. E, poiché sconosciuto, è demonizzato e condannato, quasi per allontanare da sé la colpa del più grande fallimento maschile: quello di non capire le donne.

Nel romanzo c’è una lei, dedita anima e cuore alla casa e alla famiglia, un lui, grassoccio con pancia, e una proposta indecente. Sullo sfondo: un bar, un caffè, una camera d’albergo, speranze e delusioni. Un’immagine ben lontana dal paradiso, ma piuttosto un malinconico limbo in cui le fantasie represse possono rivivere.

Quale ragione può portare una donna matura e seria, come Margherita, a elemosinare le attenzioni di un uomo mediocre? Ciascuna di noi vuole essere amata, prima dai genitori, che rappresentano il primo amore, poi da un uomo con cui vivere felici e contente. Finivano così le favole che ci raccontavano quando eravamo piccole e che poi abbiamo raccontato ai nostri figli.

Ma c’è una differenza tra amore e passione. L’amore è dedizione, generosità, rispetto, stima, mutuo soccorso. Insomma, una dolce melodia che ci accompagna ogni giorno della nostra vita. La passione invece deflagra, tormenta, consuma e finisce inesorabilmente. Chi sta vivendo una passione non è mai vincente, perché è dominato da essa e non può scegliere. Accetta tutto e giustifica l’impossibile. La passione è sorda a ogni ipotesi di razionalità. Tanto che perfino una proposta indecente si trasforma in un’opportunità irripetibile. In verità, è l’inizio di una serie di “sì”, sempre più dolorosi, che diventano inevitabili anche di fronte a un’offerta che si fa sempre più umiliante.

La storia di Margherita è comune a molte donne che, ricercando l’amore rubato, inteso come un bene promesso e mai avuto, si abbandonano a passioni sfrenate e totalizzanti. La prosa del romanzo è senza pudore ma letterariamente seducente. La chiave comica fa sorridere il lettore fino all’ultima pagina. Più misteriosa è l’autrice di cui si conosce solo lo pseudonimo, Maria Elena Ferro, una giovane sessantenne di successo, che finge di parlare alle donne per attrarre il lettore maschio.

Se non ci sono riusciti i preti con i loro sermoni, sicuramente ci riuscirà l’autrice segreta a tener lontano le lettrici dai rapporti di sola passione, perché perdere la libertà e rendersi ridicole è più facile di quel che sembra. Il popolo dei “lui” è invitato alla lettura, se vuole comprendere che le donne cercano il sentimento insieme al sesso. Qualcuno obietterà: non è così per tutte. È vero. Ci sono infatti delle eccezioni, ma si tratta di donne che si sono adattate al “maschio arido” per sopravvivere. Altre invece hanno preferito la morte: Madame Bovary e Anna Karénina sono state due grandi esempi.

(Cristina Bellon)

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