Horror Story – Il Gabinetto del Dottor Caligari

Numerosissime trattazioni attorno alla storia del cinema dell’orrore pongono questo film muto di Robert Wiene a principio di ogni possibile speculazione sull’evoluzione del genere.

Ma Il gabinetto del Dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari) è anche universalmente conosciuto come il manifesto del cinema espressionista tedesco, e come prima grande testimonianza di quella tendenza, tipica delle avanguardie, di esportare un messaggio di innovazione stilistica e di contenuto trasversalmente ai rigidi e settari (storicamente) confini tra le espressioni artistiche.

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Non a caso moltissimi dei maggiori esponenti dell’espressionismo, non solo in Germania ma in tutto l’Est europeo, usavano applicarsi contestualmente a più arti, tra cui la pittura, la fotografia, la musica, la scrittura (anche di sceneggiature) e il risultato (prettamente visivo) di questa pellicola ne è la testimonianza.

Il film nasce e prende forma a partire dalle medesime istanze figurative che già da qualche anno contraddistinguevano l’espressionismo nella pittura, manifestazione artistica all’epoca decisamente più importante e risonante.

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Gli scenari e le quinte che costituiscono la scenografia per tutta la durata del film vennero dipinti da tre pittori (Hermann Warm, Walter Röhrig e Walter Reimann) che rimpiazzarono la scelta originale di Alfred Kubin, che aveva declinato la proposta. Il risultato fu di enorme effetto visivo: prospettive impossibili, oggetti deformati e amplificati (gli sgabelli e i tavoli), sentieri zigzaganti, ombre disegnate in contrasto con gli effetti luminosi, forme frastagliate ed appuntite ovunque.

Lo scopo era, in linea con le peculiarità programmatiche dell’espressionismo, di rifiutare totalmente il concetto di “percezione oggettiva della realtà”, riformulare una proiezione inconscia e irrazionale del mondo e rappresentarla sovvertendo le regole tradizionali della narrazione filmica. Ciò che appariva allo spettatore non doveva essere “la realtà” oggettiva, fotografica nei comunque intrinseci limiti della fiction del medium, ma “un’idea”, “una percezione” del suo significato e del suo contenuto emozionale, che potesse toccare direttamente la dimensione inconscia del pubblico.

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Concorrono ancora a questa finalità rappresentativa altri elementi oltre all’assetto figurativo-scenografico. Per esempio la caratterizzazione dei personaggi: trucco, recitazione e movenze sono decisamente antinaturalistici e stilizzati, e conferiscono alla storia un alone fantastico alleviandone i toni cupi e drammatici. Oppure anche alcune scelte di regia e di composizione dell’inquadratura: generalmente si tende a non fornire troppi dettagli degli ambienti ripresi, allo scopo di permettere allo spettatore di ricevere solo l’essenza percettiva del contesto e non un’immagine oggettiva e verosimile.

Giocano, infine, un ruolo non indifferente ne Il gabinetto del Dottor Caligari i ritmi e il gioco tra le musiche e i silenzi delle didascalie, caratteristica propria di tutto il cinema muto.

Analizzando poi il film dal punto di vista squisitamente tematico, occorre segnalare che molte, troppe speculazioni hanno preso vita lungo la storia di questa pellicola, specialmente riguardo a una sua interpretazione sociologica come testimonianza del malessere popolare tedesco nel primo dopoguerra, e dell’inclinazione psicologica di una nazione ad arrendersi alle soluzioni dell’autoritarismo: celebre a questo proposito è il saggio di Siegfied Krakauer dal titolo From Caligari to Hitler.

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Si può comunque largamente condividere che il film di Wiene, come del resto tutto il cinema espressionista tedesco, prenda le mosse da un’instabilità psico-esistenziale causata dall’alienazione sociale, e intenda scandagliare a fondo i più oscuri meandri della mente umana per liberarne una forza individuale, pulsionale, istintuale che destabilizzi la normalità massivizzante delle sovrastrutture sociali e culturali.

Purtroppo, l’intento degli autori del testo (un atto d’accusa contro l’autorità prussiana, quasi profetico dell’avvento di un regime violento e antidemocratico), venne tradito narrativamente in fase di produzione, con l’inserimento della cornice ambientata in manicomio, che, racchiudendo l’intera vicenda, l’avrebbe ricondotta al probabile delirio di un pazzo.

Si capisce facilmente, quindi, quanto Il gabinetto del Dottor Caligari risulti un’opera fondamentale per diverse e importanti ragioni, e quanto sia stata influente per il cinema d’orrore dei due decenni successivi.

La visione, pur non essendo facile per il cosiddetto fruitore medio (sia per la staticità delle inquadrature che per la struttura narrativa propria del muto), è tuttavia d’obbligo per il vero appassionato.

(Alex Jockey)

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