Il capolavoro del Maestro Miyazaki: la città incantata

Traslocare può essere un’avventura, ma è certamente anche una seccatura. Figuriamoci poi per una bambina di dieci anni come Chihiro, costretta ad abbandonare la sua casa, la sua scuola, gli amici. E se calcoliamo anche che la piccola è una ragazzina piuttosto volubile e viziata, avremo un classico quadretto d’insofferenza infantile di difficile soluzione. A meno che Chihiro non sia costretta dagli avvenimenti a farsi forza e crescere, accettando i cambiamenti che la vita comporta e, addirittura, aiutando gli stessi adulti che la vedono solo come una mocciosetta. In viaggio verso la loro nuova casa, difatti, i suoi genitori sbagliano strada e finiscono per avventurarsi su un misterioso sentiero che culmina in un villaggio turistico apparentemente abbandonato.

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Ma, come si suol dire, l’apparenza inganna e la Città Incantata nella quale si trovano nasconde in realtà l’ingresso per un mondo pieno di spiriti e creature magiche, divisi tra avventori ed inservienti di uno stabilimento termale decisamente fuori dai canoni. Al fine di salvare i genitori, inconsapevolmente trasformatisi in maiali, e di riuscire a tornare nel mondo degli umani, Chihiro sarà costretta a rivedere il suo stile di vita e a lavorare sodo, rinunciando alle sue tipiche lamentele, ma non dimenticando mai chi è veramente…

Di tutta la produzione del grande Maestro Hayao Miyazaki, La Città Incantata è uno dei titoli più noti e premiati, anche in Occidente, dove l’accoglienza fu letteralmente trionfale, riservando per la prima volta ad un anime il Leone d’Oro e il Premio Oscar quale Miglior Film d’Animazione dell’anno. E meritatamente, aggiungeremmo.

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Un film assolutamente miyazakiano nella tecnica e nelle tematiche, con una particolare attenzione alle questioni relative all’identità personale, al rapporto col prossimo, all’avidità e alla propria utilità nella società. Molte metafore sono assai sottili per il pubblico infantile a cui è rivolto il film, che è uno di quelli da vedere e rivedere nel corso della crescita, per afferrare sempre più i sottotesti che si nascondono sotto ad un’avventura a tratti horror in più punti anche discretamente (e ‘sanamente’) inquietante. Alternando alla sua sensibilità ricordi personali e spunti dal romanzo Il meraviglioso paese oltre la nebbia (scritto nel 1987 da Sachiko Kashiwaba) Miyazaki confeziona un autentico gioiellino ricco di mistero, avventura e atmosfera, popolato da personaggi surreali dai tratti caratteriali distintamente affrescati tramite una variopinta tavolozza.

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