L’animalesco totalitarismo di Orwell e della sua fattoria

la-fattoria-degli-animali.jpgSatira, allegoria, distopia. Chiamatelo un po’ come vi pare, ma il genere di questo bellissimo romanzo di Orwell è davvero unico. Ambientato in una fattoria, racconta la rivolta degli animali stanchi di essere sfruttati dall’uomo.

All’inizio i principi marxisti su cui si basa la nuova gestione (che nel libro sono rappresentanti dagli insegnamenti del Vecchio Maggiore e dall’animalismo, leggi comunismo) sembrano far prosperare la fattoria, ma poi i maiali si impossessano di tutto ed è di nuovo la rovina. Si tratta di una metafora perfetta del totalitarismo sovietico di epoca staliniana, dove gli stessi fautori della rivoluzione poi si sono messi a comandare. Nel caso del libro, i maiali diventano addirittura antropomorficamente simili agli uomini. E danno agli altri dei comandamenti (tra parentesi le frasi aggiunte dai maiali, a giustificare le loro azioni):

“Qualunque cosa cammini su due zampe è un nemico.
Qualunque cosa cammini su quattro zampe o abbia le ali è un amico.
Nessun animale deve indossare vestiti.
Nessun animale deve dormire in un letto. (con le lenzuola)
Nessun animale deve bere alcol. (in eccesso)
Nessun animale deve uccidere un altro animale. (senza motivo)
Tutti gli animali sono uguali. (ma alcuni sono più uguali degli altri)”

Eventi e personaggi richiamano alla mente episodi realmente accaduti durante la Rivoluzione russa, non lasciando quindi spazio a dubbi. Il messaggio, o la morale, della favola, però, ben si adatta a tutte quelle rivoluzioni che poi hanno dato vita a un regime dittatoriale o totalitario.

È un libro davvero unico, nel suo genere, e non a caso per i chiari riferimenti a cose e fatti reali è stato spesso criticato e messo al bando. Come tutti i libri di Orwell, però, è un vero capolavoro. Consigliatissimo!

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