Dal flusso di coscienza al concerto polifonico: Bersaglio su Molly Bloom

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Bersaglio su Molly Bloom della compagnia Marcido è andato in scena al Teatro Vascello, nel discreto quartiere di Monteverde, dal 14 al 19 marzo. Si tratta di uno spettacolo replicato quattordici anni dopo il suo debutto nel 2002, la cui strabiliante scenografia, opera di Daniela Dal Cin, ha vinto  nel 2003 il massimo riconoscimento teatrale in Italia, il premio Ubu, ed effettivamente la messinscena dello spettacolo merita una menzione a parte.

Otto attori legati e incastonati come santi da pala d’altare in una installazione composta da vari archi lumimosi sovrapposti che recitano, a due o più voci come in un meraviglioso concerto polifonico, guidati da un sapiente direttore d’orchestra (Marco Isidori, che è anche il regista dello spettacolo) , il monologo di Molly Bloom, uno dei più famosi monologhi del Novecento, quello che chiude l’Ulisse di James Joyce, uno dei capolavori narrativi indiscussi della letteratura di tutti i tempi e che soprattutto ha creato un nuovo stile, che ha enormemente influenzato tutta la letteratura successiva (citiamo Svevo e Faulkner tra gli altri) che ha attinto a piene mani dall’Ulisse e dalle sue commistioni con la psicanalisi; stiamo parlando del flow of consciousness , in italiano tradotto con flusso di coscienza.

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E’ effettivamente un fiume in piena quello che emana Molly, qui interpretata dalla straordinaria Maria Luisa Abate, perno centrale del poderoso architrave scenico e dagli altri pur bravissimi 7 attori che la circondano; nel suo letto nuziale alla fine della giornata che costituisce l’arco temporale del romanzo, attende il marito Leopold, e riflette sul suo passato, dalla sua infedeltà coniugale che la porta ad avere numerosi amanti tra cui il suo agente teatrale( Molly è una cantante d’opera) con cui ha fatto sesso nel pomeriggio, alla stessa infedeltà del marito, del quale ha prima intuito e poi scoperto in flagrante una storiella con la cameriera della loro abitazione, passando per le piccanti descrizioni dei particolari anatomici delle donne e dell’organo sessuale maschile, facendo ampio ricorso a temi sessuali espliciti, soprattutto considerata l’epoca in cui è stato scritto il romanzo, che come accennavo prima, legano indissolubilmente questo romanzo alla psicanalisi freudiana, nonostante la non particolare simpatia che Joyce aveva per quest’ultimo (durante la stesura di Finnegan’s wake amava dire che la filosofia di Vico lo stimolava e lo ispirava assai più di quanto avessero fatto Freud e Jung). Lo spettacolo si chiude con l’assolo dell’Abate che ricorda il momento della dichiarazione di Leopold e la sua entusiastica accettazione con il proposito di manovrarlo pur amandolo come lei desidera una volta sposatasi con lui, e – sorpresa finale – con un vero e proprio concerto strumentale e vocale dalle sonorità iberiche, come a ricordare le origini ispaniche di Molly (nata a Gibilterra e di madre spagnola e decisamente di temperamento caliente).

Lo spessore qualitativo di questo spettacolo è indiscutibile, l’idea di trasformare un monologo in un concerto a più voci dove un direttore d’orchestra presente in scena detta in modo perfetto e senza una minima sbavatura  i tempi delle corali a due o più voci che si alternano con maestria ai monologhi della Abata, è originale e brillante come raramente mi è capitato di vedere. Avendo assistito all’ultima replica almeno al Vascello non posso che augurare a questa meravigliosa compagnia di poterlo replicare a breve presso qualche altro teatro romano e non, perché non capita tutti i giorni di assistere a una rappresentazione così viva e ben congegnata, che dovrebbe essere studiata da chi spesso si riempie la bocca di definizioni come teatro corale, presentandolo poi sulle scene in modo banale e senza mestiere.

(Gianluca Sforza)

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