Il sesso primordiale di Henry Miller

henry-miller-tropico-dello-scandalo-verona.jpg«Il libro più tremendo, più sordido, più veritiero che abbia mai letto; al suo confronto l’Ulisse di Joyce sa di limonata», così Jack Kahane definisce Tropico del Cancro, primo romanzo di Henry Miller (New York, 26 dicembre 1891 – Pacific Palisades, 7 giugno 1980) dato alla stampa. Uno scrittore spregiudicato, fuori da tutti gli schemi letterari della propria epoca, e probabilmente proprio per questo uno di quei grandi classici poco letti, Miller fu anche saggista, pittore e reporter di viaggio.

Nasce il 26 dicembre del 1981 a New York, nel quartiere di Manhattan, da immigrati tedeschi. Le ristrettezze economiche, con cui ha da sempre dovuto fare i conti, lo portano a svolgere i lavori più umili per mantenersi. La sua vita sentimentale rispecchia appieno la sregolatezza che si legge nelle sue opere. Convola a nozze ben tre volte, prima con Beatrice Wickens, poi con la ballerina June Mansfield, e infine con Janina Lepska. Non mancano svariate relazioni, la più influente delle quali, soprattutto dal punto di vista lavorativo, è con Anaïs Nin.

Henry conosce Anaïs negli anni ’30 a Parigi, dove trova lavoro nel Chicago Tribune, e lei diventa presto sua musa, amante e “consulente”. La Nin fu fondamentale per Miller: grazie al suo supporto pubblica Tropico del Cancro (1934), grazie alle sue critiche continua a scrivere e migliorarsi come artista. Il loro rapporto fu turbolento e promiscuo, eppure restò forse l’unica relazione degna di questo nome che ebbe lo scrittore. Complice il carattere debole, quasi sempre ego-riferito, e l’aver avuto una madre anaffettiva, Miller seppe darsi totalmente soltanto all’arte, relegando le donne della sua vita a semplice sfondo o materiale da cui attingere per le proprie opere.

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Il periodo parigino è il più florido dal punto di vista creativo per l’artista. Miller resterà a Parigi fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. È qui che sono dati alle stampe Tropico del Cancro, Primavera Nera (1936) e Tropico del Capricorno (1938). Nell’America di cui critica i valori morali e culturali in Incubo ad aria condizionata, queste opere saranno pubblicate solo intorno agli anni ’60, perché definite oscene e volgari.

Nel 1940 lo scrittore va a vivere in California, un po’ fuori dal mondo, a Big Sur, per riprendersi dalla fine della storia con la Nin. Lì scrive la famosa trilogia di Plexus, Sexus e Nexus. La scelta di Big Sur  non fu casuale: per Miller rappresentava uno dei pochi posti dove si potesse avere a che fare con l’America “vera”, quella che non aveva tradito la promessa americana, un’America che si avvicinava molto alla Grecia in cui aveva vissuto dopo Parigi e dove aveva riscoperto sé stesso.

È appunto la ricerca della parte di sé più autentica, la crescita spirituale, uno dei temi portanti della letteratura di Miller. Con voce semplice e sincera, graffiante, per certi versi cruda, Henry Miller infrange la barriera del perbenismo puritano e tutte le sovrastrutture a cui si aggrappa l’America dell’epoca. Parla e racconta di sesso, di bisogni primordiali, della parte più istintiva dell’essere umano, al di là dell’apparire di cui il modo di vivere americano aveva fatto il proprio marchio.

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Miller si scontra più volte con la censura, con un mondo che gli sta stretto, che cerca di ingabbiarlo in schemi preconfezionati. Lui non ci sta, lui continua a portare avanti la propria idea di Arte, nel suo modo sconvolgente di raccontarsi e raccontare. Lo fa con uno stile che mette assieme autobiografia, tecniche di scrittura automatica, critica sociale, metafore astrologiche, una «combinazione di ruvidezza, tenerezza e umorismo oltraggioso», come lo definisce Hoyle, autore della sua biografia più riuscita.

Come ogni ribelle, Henry Miller ha pagato lo scotto di non essere mai stato preso abbastanza sul serio, di essere frainteso. Etichettato spesso e volentieri come scrittore di sesso e basta, non si è mai dato giusto rilievo alla sua importanza e influenza come artista e come uomo. Al di là del Miller personaggio dalla vita scandalosa e spregiudicata, vi è un artista con i suoi viaggi, i suoi scritti, le sue ricerche esistenziali. Vi è il Miller che scrive disperato a Lawrence Durrell perché una volta ultimato Nexus ritiene che l’intera trilogia sia da buttare; vi è il Miller che è alla costante ricerca di Henry, tra ossessioni e paure, tra un’opera e l’altra.

(Alessia Aiello)

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