L’estetica dell’horror: Profondo Rosso

Come non scegliere Venerdì 17 per dare corpo ad una nuova rubrica che, appunto ogni venerdì, ci farà compagnia ripercorrendo l’horror sotto diverse tematiche. E parlando di horror non si può certo prescindere da una delle pellicole che hanno segnato la storia del Cinema: Profondo Rosso.

Traumi infantili che uccidono. Chi scopre la verità deve pagare con la vita.

Durante una seduta di parapsicologia in un teatro, la sensitiva Helga (Macha Meril, vista anche ne L’Ultimo Treno Della Notte di Aldo Lado), viene a conoscenza di un delitto avvenuto molti anni prima e rimasto impunito, commesso da una persona presente in sala in quel momento. La donna finisce massacrata a colpi di mannaia, ma un pianista che assiste casualmente all’omicidio senza riuscire a vedere il responsabile comincia per conto suo a indagare, convinto di aver visto un particolare importante, utile secondo lui per l’identificazione dell’assassino.

profondo-rosso-2Gli omicidi continuano: tutti quelli che potrebbero fornire elementi essenziali per risalire al responsabile vengono uccisi nei modi più brutali. Durante una pericolosissima indagine sul filo del rasoio, il pianista arriva nel luogo che ha dato il via a quella situazione da incubo: una villa abbandonata, all’interno della quale sono custoditi segreti che non devono essere divulgati. Dopo aver rischiato più volte la vita, viene scoperta la verità e, a rimetterci la pelle, sarà anche chi cercava di coprire gli omicidi.

Stiamo parlando di un un pezzo di storia del cinema del brivido: un incubo su celluloide costruito in un posto immaginario, realizzato mescolando riprese fatte a Roma, Torino e Perugia, scandito da una musica incalzante (realizzata dai Goblin) che è rimasta nella testa (e nelle classifiche del tempo) di tutti. Il cast è ricco e variegato: David Hemmings è il pianista curioso, ma ci sono anche Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Daria Nicolodi, Nicoletta Elmi (la bambina inquietante presente in tanti film e futura ragazza della Terza C nel telefilm di Italia Uno), Giuliana Calandra e Clara Calamai (la prima attrice che in Italia ha mostrato il seno in pellicola, qui al suo ultimo film).

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I siparietti comici tra la Nicolodi e Hemmings, rivisti oggi risultano datati e appesantiscono notevolmente il film, che funziona invece nella creazione degli omicidi e nell’atmosfera ottenuta dal mix immagini/musica. Anche se PROFONDO ROSSO non presenta nessun elemento soprannaturale, ci sono particolari estetici e invenzioni che rimandano al cinema fantastico dell’Argento che vedremo nei film successivi: il pupazzo meccanico che terrorizza Mauri ha scioccato intere generazioni e funziona anche in un contesto che non dovrebbe contenere elementi arcani.

Visione obbligata per i neofiti. Un film che ha fatto storia e che permette di capire le future evoluzioni del cinema del terrore.

(Federico Lazzeri)

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