La rivoluzione sociale di Moana Pozzi

moana.jpgQuest’oggi vi riproponiamo un bellissimo pezzo a firma di Stefania Valbonesi che ritracciava, in un incontro con Pippo Russo, gli affascinanti lineamenti di una donna a suo modo assolutamente rivoluzionaria.

Una lunga chiacchierata, una diva del porno che è ormai un’icona (anche) politica, un libro che ne traccia lo straordinario ruolo di “sdoganamento” di una intera società trasformando un settore fino allora ghettizzato in un modulo di libertà.

La lunga chiacchierata è con Pippo Russo, l’autore del libro “Moana Pozzi la santa peccatrice”, edito da Clichy nella collana Sorbonne, la diva è ovviamente Moana, l’analisi sociologica è il segno che questa figura femminile ha lasciato nella società italiana, segno che ha resistito anche alla “controrivoluzione” scatenatasi già nel corso della carriera della “Divina Creatura”.

Moana-Pozzi.jpgUna presenza che si incide indelebile negli occhi degli italiani sin da quel fatidico anno, il 1986, quando per la pubblicità della rivista Men la gigantografia di una Moana incredibilmente bella e semisvestita, ritratta in una posa che cita la felliniana diva Anita Ekberg, invade le strade le piazze e l’immaginario degli italiani. Una vera e propria sferzata ai costumi di un’intera società, che d’un colpo solleva il velo dietro cui viene accuratamente celato un intero mondo, quello del porno. Un colpo di vento che porta imporvvisasmente quel “ghetto” alla ribalta e che esplicita il primo dei messaggi, forse il più provocatorio per l’Italia di allora (e senza dubbio per quella odierna, visto come si sono sviluppati i fatti): il porno è una modalità del vivere che non ha nessun bisogno di rimanere nascosto, anzi, può diventare una modalità accettabile e persino “una professione”.

Un passaggio, come spiega Russo, che ha come protagonista una donna di una bellezza fuori misura per quel mondo (e che apre l’interrogativo: qual è la bellezza “tipo” del porno? …) e che ha in se’ la vera rivoluzione: si tratta infatti della “consapevolezza” che trasuda dalla sua figura, consapevolezza della sua presenza, del suo corpo, dell’uso di quel corpo. Posizione che diventa rivluzionaria in quanto non si rivolge al mondo dell’hardcore ma ha l’ambizione di aprirsi a tutti, affermando di fatto la nascita di una vera e propria “controcultura”, e dunque proponendo un “consumo pubblico”.

moana-pozzi (1).jpg“Il fatto che Moana divenga di colpo e rimanga poi per sempre un’icona di liberazione, e di liberazione anche femminile, risiede proprio in questa affermazione pubblica: una pornostar che non si nasconde, che accetta il dialogo con le controparti, vale a dire anche con quella società che farà scattare la “reazione” – spiega Russo – di fatto, la questione che si pone è lo sdoganamento della pornostar in quanto rappresentativa della possibilità di fare della sessualità e della corporeità un vero e proprio spettacolo. In questo, come tutti i grandi leader, le figure in un certo modo archetipiche, Moana è anche una figura di divisione, di scelte”. Insomma, la scelta che Moana ci pone è: di qua o di là, o con lei o contro di lei. Non ci sono compromessi, non possiamo avvalerci dello spirito italico della doppia morale, di nascosto con lo zolfo e in pubblico con l’acqua santa. Ed è proprio questo che il libro di Pippo Russo mette a nudo, facendoci sentire anche scomodi e stretti: ma come, non possiamo mantenere l’aurea ipocrisia del privato e del pubblico? No, l’epifania di Moana e il libro di Russo non lo permettono, ci costringono a scegliere. E ciò che costringe a scegliere è, in un certo senso, squisitamente “politico” perché conduce a una scelta di “sistema”. Quindi, di cultura. E in questo caso di controcultura.

Con Moana o contro? Mentre la società italiana, a partire dalle reti Fininvest che fino ai primi anni 90 erano state di stimolo per un’innovazione della società italiana più o meno condivisibile ma innegabile, fa marcia indietro, come ricostruisce l’autore riprendendo la storia del programma mancato “Matrioska” dove una Moana nuda dava consigli sulla sessualità alle italiane (mai andato in onda per un clamoroso caso di autocensura, riproposto in versione castigata e perdente come “L’Araba Fenice”) , il dilemma posto al sistema sociale dalla figura della pornostar “che si rivela” rimane intatto a tutt’oggi, mantenendo la sua carica (ma è un complimento) “eversiva”, vale a dire politica tout court. Infatti, dice Russo, “qualunque spinta sociale che fa uscire qualcosa dal ghetto è una posizione di sinistra”. Con sinistra intendendo “una società libertaria e progressista che mette nelle sue priorità l’uomo che si emancipa, ovvero che si autorealizza nel rispetto dei limiti”.

moana_pozzi_mostra_01.jpgDella “strutturale” natura politica dell’operazione si rese conto sicuramente Riccardo Schicchi, patron della scuderia che consegnò al Parlamento Ilona Staller meglio conosciuta come Cicciolina, e di cui facevano parte, oltre a Moana, anche un altro protagonista ormai definitivamente sdoganato come Rocco Siffredi, ma ne fu consapevole al massimo grado la stessa Pozzi. La prova ne fu la convinzione assoluta con cui “mantenne la posizione” nell’avventura del “partito dell’amore”, che si presentò alle ultime lezioni con sistema proporzionale dell’Italia, non ottenendo neppure un seggio. Una posizione di principio, verrebbe da dire, dal momento che non poteva sfuggire ai protagonisti che l’avventura politica della Staller aveva avuto come sponsor un partito strutturato e ben presente come quello Radicale.

Ma un altro tasto, oltre a quello politico, viene messo in luce dal libro di Pippo Russo. Ed è quello della natura dell’eros. Tante volte infatti si sono sentite dichiarazioni contro l’industria del “porno” in quanto disgiuntiva della meccanica corporea da quel mondo sublimato della sessualità che è l’eros.

“In questo caso – conclude Russo – siamo davanti a una dote ineffabile, quella della capacità di esibire il corpo. Una capacità interiore, che equivale in un certo senso a possedere un talento. Cos’è l’eros? Possiamo vederlo come sublimazione della sessualità, ricostruzione della sessualità fatta dalla capacità di mettere elementi di estetica, desiderio, immaginazione nella sessualità stessa. Un’operazione che attiene anche al guardare, alla capacità di produrre empatia verso chi guarda, di suscitare emozioni”. Insomma, la stessa operazione che si può citare riguardo a un’opera d’arte, che scatena la fantasia, l’emotività, l’empatia. Dunque, l’eros è arte, dice Russo, “la capacità di tramettere la sessualità su un altro livello. E’ talento. La tecnica si può imparare, il talento no”.

(Stefania Valbonesi)

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