L’umana borgata de “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini

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Il primo impatto col film è forte, colpisce la scelta dei personaggi. Sono chiaramente attori non professionisti, gente di borgata, facce scavate dal lavoro usurante e oltraggiate dalla vita. Vedere i re Magi impersonati da questa umanità, ovviamente, non è atto di realismo ma gesto profondamente rivoluzionario. Si dichiara che una rappresentazione non è e non può essere una riproduzione del reale ma ne è sempre una interpretazione e quanto più si afferma e si accetta tale assunto tanto più si arricchisce il contenuto artistico e politico dell’opera e si forniscono al fruitore gli strumenti di elaborazione del dato. E qui Pasolini afferma che la salvezza e la saggezza del mondo non può racchiudersi nelle menti di pochi sapienti ma deve infondersi nei corpi degli ultimi, realizzando, così, uno straordinario elemento di contatto tra la rivoluzione comunista e quella cristiana.

il vangelo secondo matteo2.pngIl Gesù di Pasolini comunica trascendenza attraverso semplicità immanente, dando forma allo spirito del messaggio di Gesù. L’intero film proietta intorno a sè un’aura di riflessività  che permette al credente cattolico di meditare su ciò che egli ritiene sia stato ed al non credente di assumere la vicenda di Cristo come exemplum delle sofferenze umane e della speranza di riscatto attraverso atti rivoluzionari. In questa capacità  di rivolgersi a mondi diversi si concretizza la grandezza dell’opera.

il vangelo secondo matteo 3.jpgPasolini non rinuncia, sia nelle musiche sia nell’iconografia, all’utilizzo di elementi classici che si fondono alle miserie umane generando un nuovo modello di rinascimento umanista.

La recitazione è teatrale, a sottolineare maggiormente la valenza metaforica della vita di Gesù. In questo contesto sono totalmente pregne di vita e di significato le incertezze recitative e le esitazioni registiche nei movimenti di macchina riescono solo a restituirci l’umanità  immensa di uno dei più grandi artisti italiani che ci ha regalato questo indimenticabile capolavoro.

(Pasquale D’Aiello)

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