La filosofia Metafisica di Arrival

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Arrival è un film del regista canadese Denis Villeneuve, che ha già dimostrato il suo talento in altre pellicole riuscite (La Donna che canta, Prisoners, Sicario e quell’Enemy tratto dall’Uomo duplicato di Saramago che in Italia non è mai arrivato), e che finalmente è approdato alla fantascienza (genere da lui amatissimo fin da adolescente) con questa pellicola, tratta da un racconto dell’americano Ted Chiang intitolato Storie della tua vita, e con l’attesissimo seguito di Blade Runner, il cult movie degli anni 80, spartiacque del genere come forse solo 2001 Odissea nello Spazio prima di esso, che uscirà nelle sale dopo l’estate. Come detto prima,  Arrival è tratto da un racconto di fantascienza riuscitissimo e pluripremiato negli USA, un racconto che forse involontariamente (forse no) è a sua volta ispirato da una delle opere del grande Jorge Luis Borges,  una novella intitolata Tlon.

arrival2Si può parlare di Arrival proprio partendo da Tlon,  perché Tlon appartiene a quel genere di opere filosofico-metafisiche del grande scrittore porteno il cui argomento di discussione è in qualche modo presente anche nell’opera di Chiang da cui è tratto il film, e perché ci permette di parlare di Arrival senza spoilerarlo.  Tlon è una ardita analisi del linguaggio che influenza il pensiero. Gli abitanti di questo mondo immaginario seguono una forma estrema di idealismo che nega l’esistenza della realtà oggettiva, il che comporta un linguaggio privo di sostantivi, una lingua caratterizzata da verbi impersonali, qualificata da suffissi  monosillabici con valore avverbiale.  Ad esempio la frase  “Sorse la luna sul fiume” gli abitanti di questo immaginario mondo la traducono con “verso su dietro semplefuire luneggiò”. Un linguaggio di questo tipo secondo Borges rende impossibile tutti gli strumenti logici che hanno costituito le fondamenta della filosofia occidentale; senza nomi e sostantivi non puoi costruire un ragionamento deduttivo  a priori (quale è il sillogismo aristotelico). Se non puoi osservare l’oggetto in momenti diversi anche il ragionamento induttivo che parte dall’esperienza (che è il fondamento del pensiero scientifico da Galileo in avanti) viene meno. Con Borges ci fermiamo qui. Aggiungiamo solo che la teoria del linguaggio che influenza il modo di pensare delle popoli è anche una contestata ipotesi dei linguisti americani Sapir e Whorf, una teoria di cui si accenna sia nell’opera di Chiang che nel film di Villeneuve.

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Arrival  parla di una misteriosa visita degli alieni sulla Terra, e della difficoltà di due culture, quella umana e quella aliena che partono da basi linguistiche ovviamente molto differenti a capirsi senza far scoppiare una guerra dovuta a profonde incomprensioni. Dodici misteriose astronavi, chiamate gusci, si materializzano sulla Terra rimanendo sospese a mezz’aria in dodici punti diversi del pianeta. Ogni nazione che ha avuto la visita degli alieni invia nel guscio un fisico teorico e un linguista per tentare un primo contatto. Ma il problema principale consiste nel fatto che non esiste un unico governo mondiale sulla Terra, e che mettere d’accordo decine di governi su come agire all’unisono rimane una impresa impossibile. Il film segue l’avventura della linguista americana Louise Banks che insieme al collega fisico Ian Donnelly viene inviata dal governo a studiare le intenzioni degli alieni dentro il guscio sospeso in una area desertica del Montana, al seguito di una squadra speciale formata da marines e funzionari della CIA, che costruiscono un accampamento militare vicino al guscio. Della trama non diciamo altro per non rovinare la visione del film, che si dipana come un thriller che man mano disvela il mistero delle intenzioni aliene e spiega tutti gli indizi che il regista sapientemente semina durante il film, che trasformano una pellicola di fantascienza in un dramma esistenziale della protagonista, grazie soprattutto alla delicata interpretazione della star americana Amy Adams che presta la sua sensibilità interpretativa nelle vesti della Dott.ssa Banks, dandole uno spessore e  una credibilità fuori dal comune. La regia di Villeneuve è magnifica, la capacità di evocare i mostri sacri della science fiction del passato (Kubrick) e del presente (Nolan) con immagini stupende e mai fini a sè stesse è indiscutibile. Chi scrive ha apprezzato soprattutto il design delle astronavi aliene e la scenografia degli interni, così come ha trovato molto originale l’invenzione della scrittura aliena, formata da ideogrammi di forma circolare, da osservare con attenzione perché rivela molto della loro percezione della realtà. Il principale difetto è invece nella sceneggiatura, laddove gli espedienti trovati per trovare le soluzioni ai problemi appaiono troppo affrettati anche per un film che appartiene a un genere a cui sono consentite molte libertà creative. Rimane però certo che ci troviamo di fronte a un grande film (fantascienza o meno), uno dei più ambiziosi degli ultimi anni e, rimanendo nel genere, più riuscito del tanto chiacchierato Interstellar di Christopher  Nolan. Per inciso, a chi dice di aver trovato in Arrival reminiscenze di Interstellar con i suoi paradossi temporali, secondo chi scrive è molto più presente Inception dello stesso Nolan con le sue visioni oniriche. Solo il tempo ci dirà se ci troviamo di fronte a un nuovo canone della science fiction, ma, per quello che vale, siamo pronti a scommettere di si.

(Gianluca Sforza)

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