La cultura di Keyes: Fiori per Algernon

images.jpgFiori per Algernon (Flowers for Algernon) dello psicologo americano Daniel Keyes è un racconto di fantascienza del 1959, che dopo aver conquistato l’ambito premio Hugo si sviluppa come romanzo nel 1966, vincendo anche il premio Nebula, dato dai professionisti del settore. Oggi è un testo scolastico in alcune scuole americane (quasi come i Promessi Sposi da noi). Lessi da adolescente il racconto nella famosa raccolta di Einaudi “Le meraviglie del possibile” della quale probabilmente costituisce la gemma più preziosa, ho appena finito di leggere il romanzo (dopo quasi 30 anni), e devo dire che non solo non risulta affatto sminuito col passare del tempo, ma si tratta senza ombra di dubbio di un capolavoro mainstream, tenendo conto che la fantascienza in questo racconto è appena accennata. 

Narra di un esperimento scientifico fatto su un ritardato mentale, Charlie Gordon, per accrescerne l’intelligenza, qui intesa soprattutto come capacità di apprendimento, esperimento tentato in primis su un topo (l’Algernon del titolo) e poi appunto su una cavia umana. Il romanzo è narrato dal punto di vista del protagonista sotto forma di resoconti sui progressi nella crescita della capacità di apprendimento cominciando dalla fase iniziale, ossia prima dell’operazione effettuata dai medici della clinica, via via fino ai grandissimi miglioramenti del soggetto che lo portano a diventare un genio in più ambiti disciplinari e a superare in intelligenza e cultura gli stessi professori che lo avevano operato. Non rivelo la conclusione per non rovinare la lettura a chi non l’ha letto ancora, ma diciamo solo che il destino del protagonista viene in qualche modo anticipato da quello che succede a Algernon. 

Come anticipavo si tratta di un vero capolavoro della narrativa tout court soprattutto per la straordinaria capacità di Keyes di descrivere l’evoluzione dei comportamenti e pensieri del protagonista che inizialmente scopriamo dai continui errori grammaticali essere semianalfabeta, e del suo rapporto con i colleghi della panetteria dove lavora, la sua insegnante alla scuola dei ritardati (con cui avrà un flirt) e i suoi professori. Keyes è un maestro nel descrivere come cambia la percezione che noi abbiamo degli altri (e quella che gli altri hanno di noi) a seconda della condizione sociale in cui ci troviamo, e intrigante è anche la visione dell’autore del ruolo che la cultura riveste nella società, vista al tempo stesso come uno strumento discriminante e di potere, ma anche di auto-isolamento.

(Gianluca Sforza)

Rispondi