L’imperfetta, di Carmela Scotti

limperfettaCatena è l’imperfetta, la ragazzina tanto legata a suo padre che nella sua morte vede anche la sua fine. Quando prima che lui lasciasse il nostro mondo, lei si sentiva libera tra le parole che il padre le affidava e le regalava sotto forma di libri, tutta la magia di queste che dà vita e fa sopravvivere l’anima. E poi tutte quelle stelle che lui ha spiegato a lei, che le ha indicato nel buio della notte e in cui lei lo cercherà sempre; le stesse a cui ha rivolto il suo ultimo respiro.

“Si andava avanti così, mio padre a guadagnarsi i respiri e io a fargli scudo coi libri. Mi bruciavano gli occhi e le mani tremavano. A metà della costellazione di Orione, una sera, mi addormentai con la testa premuta sulle pagine e sognai di leggere per sempre. Sognai anche la voce di mio padre, sognai che leggeva per me da un libro appeso al soffitto. Quando riaprii gli occhi era l’alba, e mio padre mi aveva lasciato”.

Da allora il nome di Catena diventa anche un fatto: odiata profondamente dalla madre per il rapporto che lei aveva con il marito, una nullità ai suoi occhi, ignorata dalle sorelle che una sorella sembra che non l’abbiano mai avuta, ma al centro delle attenzioni di uno zio che alla morte del fratello si appropria della sua casa, dei suoi beni, del suo letto, e anche della libertà di Catena. Con il suo corpo pesante e le parole piene di disprezzo, apre per la piccola le porte di un inferno senza fine.

“Strinsi le manette e mi abbandonai alla libertà che questi pensieri mi concedevano. Ero appena venuta al mondo, come certi uccellini fatti di pelle tenera: dovevo solo rivolgere al cielo la mia bocca spalancata e aspettare cibo, bastonate e fuoco, e tutto quello che sarebbe arrivato”.

Il tempo passa, gli abusi non cessano e la situazione non fa che peggiorare. Catena, come ogni altro essere umano, si ritrova stremata nell’animo e si sporca le mani del suo stesso sangue. Una brutalità che si scopre nuova, una freddezza che pare una benedizione, nessun tentennamento, rimpianto, esitazione: il desiderio di fuga lotta contro tutto, senza guardare in faccia a nessuno. Scappa Catena, si rifugia nei boschi con le parole dei libri che è riuscita a portarsi via. Vive da fuggitiva e assassina, si rivolge alle stelle nel cielo sperando che suo padre la senta, cerca di sopravvivere ad un destino crudele. Catena si libererà. a qualunque costo.

“Qui sotto anche il tempo ha i piedi legati ai ceppi. Vorrebbe andare e inciampa, ricade, a volte si rialza a volte no. Ha il passo ubriaco, ha il passo arrugginito, si piega in avanti, ha catene legate e caviglie invisibili. Il tempo si arrende, non passa ma cade, e quando il cuoio scende sulla pelle sembra rotolare da una montagna altissima, e tutto dura anni, rallenta, si ferma; sulle ferite si formano croste dure e marroni”.

Il tempo passa e le ingiustizie non finiscono, gli uomini viscidi continuano, i drammi della protagonista non le danno tregua. Una storia, quella di Catena, di quelle brevi ma potenti; quelle che lette tutto d’un fiato possono estenuare e sfiancare. Di quelle che fanno arrabbiare e commuovere allo stesso tempo, quelle che ci fanno sentire impotenti.
L’esordio della giovane Carmela Scotti mi ha totalmente conquistata per la sua poeticità, per la sua capacità di commuovermi e di dettarmi dei tempi di lettura per far sì che io non patisca troppo le ingiustizie e le sofferenze della piccola Catena. Una romanzo toccante, tagliente, che lascia un segno indelebile; un romanzo che ho amato e un’autrice con un grande talento.
“La mia vita era già una notte di paura, che differenza poteva fare un’altra manciata di nero?”
(unoscaffaledilibri.blogspot.it)

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